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Trasporto e logistica nell’ortofrutta: il ruolo dell’intermodalità

Normativa, scenario politico, fluttuazioni, hanno un ruolo centrale nella logistica e nel trasporto di frutta e verdura. L’obiettivo è l’intermodalità

Il trasporto e la logistica dei prodotti ortofrutticoli sono forse i due anelli più delicati della filiera. Perché se è vero che il trasporto di frutta e verdura freschi non è contemplato dalla normativa ATP è altrettanto vero che si tratta di un trasporto delicato, che richiede temperature controllate, veicoli idonei, operazioni dedicate, quali il lavaggio e la sanificazione dei mezzi utilizzati, al fine di scongiurare pericolose contaminazioni della merce.

Non solo…

…anche lo scenario socio-politico ha ricadute importanti: basti pensare all’import-export di frutta e verdura, una voce importante della bilancia commerciale – ogni anno milioni di tonnellate di prodotti ortofrutticoli attraversano i confini italiani sia in uscita sia in ingresso – che necessita di piattaforme logistiche efficienti, con strutture in grado di garantire adeguate temperature, il giusto stoccaggio, i controlli sanitari e via discorrendo.

Nei confini nazionali, invece, meritano di essere analizzati i mutamenti degli assetti distributivi: come è noto perdono di rilevanza i mercati rionali e si rafforza il canale moderno, dunque la Gdo.

Mutamenti che, indubbiamente, producono effetti sulla filiera, perché pongono maggiore accento sugli aspetti logistici e distributivi, che impongono l’introduzione di standard qualitativi, di obblighi di certificazione, di omologazioni, di procedure tra fornitori e clienti: da un lato le merci viaggiano più sicure e controllate, dall’altro per i trasportatori aumenta la burocrazia, aumentano i costi.

Il sistema intermodale è la chiave

È chiaro che quando si fa riferimento al trasporto e alla logistica dei prodotti ortofrutticoli, per avere un quadro completo, occorre fare riferimento al sistema intermodale – trasporto su gomma, su ferro, via mare, cargo – ed è dunque necessario trattare separatamente ogni singola voce con le proprie peculiarità. Generalizzando, comunque, si può asserire che la qualità del servizio è notevolmente migliorata negli ultimi anni, ma sono ancora necessari ingenti investimenti: non si dimentichi che tutte le normali operazioni logistiche – stoccaggio, rottura del carico, tecniche di immagazzinaggio – per i prodotti ortofrutticoli sono complicate dal fattore tempo. I tempi commerciali, in altre parole, non possono prescindere dai tempi biologici del prodotto.

Ne consegue che l’ottimizzazione dei flussi di merci – dal fornitore al centro di distribuzione e da questo al punto vendita – è la sfida di oggi e di domani.

Detto questo, sul fronte del trasporto via mare, negli ultimi anni le navi con le stive in cui trasportare frutta e verdura si sono di fatto estinte, lasciando il posto ai container refrigerati, i quali oggi sono in grado di coprire la stragrande maggioranza dei trasporti marini. Ad accoglierli, sono necessarie strutture portuali all’insegna dell’avanguardia: i porti italiani si stanno attrezzando, ma c’è ancora parecchio da fare, occorre fare i conti con la blockchain, la connessione, con la logistica in chiave 4.0, perchè non si dimentichi che la logistica è materia in costante ridefinizione.

Infine, seppur sempre bistrattato, tocca al trasporto su gomma fare “il grosso”. I mezzi adibiti al trasporto di frutta e verdura devono essere dotati di una strumentazione altamente tecnologica che permetta di monitorare la temperatura e tutte le fasi del trasporto, carico/scarico, viaggio.

Va detto che la maggior parte degli spedizionieri oggi è in grado di offrire servizi avanzati grazie alla normativa vigente e alla crescente connettività dei mezzi, che permette il monitoraggio della flotta da remoto.

Ma sono due i temi centrali per il futuro: da un lato la richiesta sempre più stringente di mobilità sostenibile anche nel lungo raggio e non più solo nell’ultimo miglio dall’altro la redditività degli autotrasportatori, che devono fare i conti con le richieste del mercato e con la concorrenza sleale, che azzera i margini di guadagno. Il rischio è che i crescenti costi di trasporto e logistica debbano essere spalmati lungo tutta la filiera.

Giorgio Petrolo

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