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Mercato italiano, Unrae stima lieve crescita nel 2023, ma l’elettrico non decolla

Le proiezioni per il prossimo anno non lasciano troppo spazio all’ottimismo, soprattutto sul fronte della transizione energetica

Nel corso del tradizionale evento stampa di fine anno l’Unrae, l’Unione nazionale delle Case estere, ha presentato i dati e le prospettive del mercato italiano dell’automotive illustrando un quadro desolante per il settore auto (1,2 milioni di unità perse rispetto al 2021) e a luci e ombre per il segmento dei veicoli industriali e commerciali. Tutti i comparti, tuttavia, arrancano sul fronte della transizione energetica, con quote di elettrici e ibridi ancora decisamente marginali. 

Rosso a doppia cifra. Per quanto riguarda i furgoni fino a 3,5 tonnellate, secondo le stime del Centro studi e ricerche dell’Unrae, a novembre sono stati venduti 12.643 esemplari con una flessione del 18,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Complessivamente nei primi undici mesi sono stati immatricolati 146.709 veicoli, facendo registrare un calo del 12,9% rispetto ai volumi del 2021 (13,1% rispetto al 2019).

Fermi i Bev, su gli ibridi. Il dato più evidente, però, è la quota ancora esigua di mezzi a basse o zero emissioni. Sul fronte delle alimentazioni, infatti, gli elettrici (Bev) seppur in salita, sono fermi a una quota del 2,4% con 3.265 esemplari, gli ibridi plug-in Phev allo 0,4% (579), mentre crescono molto più rapidamente gli ibridi Hev, che passano dal 5,9% del 2021 all’11,2% (14.964). 

Stime per il 2023. Anche se in sensibile calo (con una rappresentatività che passa dall’84,4 al 76%) il diesel la fa ancora da padrone con 101.932 immatricolazioni, mentre i veicoli a benzina passano dal 3,3 al 5,6% (7.544 unità). In lieve aumento la rappresentatività del Gpl (dal 2,7 al 3%, pari a 3.965 unità), mentre il metano passa dal 2,1 all’1,3% (1.803). Le stime dell’Unrae prevedono una chiusura d’anno per i furgoni attorno alle 161.500 unità, pari a una flessione del 12,7% rispetto al 2021, con una proiezione per il 2023 in lieve crescita: +5,3% a 170.000 veicoli.

Tengono i camion. Per quanto riguarda i veicoli industriali oltre le 3,5 tonnellate, pur in una situazione di crisi, la situazione è meno preoccupante. Almeno per l’anno in corso. Il più 12,2% del mese di novembre rispetto allo stesso periodo del 2021 (2.141 immatricolazioni contro le precedenti 1.909), che rappresenta il bilancio mensile positivo consecutivo, porta il consuntivo da gennaio a superare la soglia del pareggio, facendo segnare un +0,2%, pari a 23.036 mezzi rispetto ai 22.984 del 2021 e un +7,4% rispetto al 2019. Dati che fanno prevedere ul ulteriore incremento, pur contenuto, nel corso dell’anno a venire.

Rimorchi e semirimorchi. Anche questo comparto sembra essere indenne da scossoni e crisi. Sempre secondo le stime dell’Unrae, il mese scorso il mercato dei rimorchi e semirimorchi ha chiuso con +5,8 e 1.294 immatricolazioni portando il consuntivo dei primi undici mesi a 15.476 unità, pari a un incremento del 13,4% sul 2021 (+15,9% vs 2019). Tengono pure gli autobus che grazie anche al bilancio positivo dell’undicesimo mese (+26,9, 236 mezzi) chiudono il periodo gennaio-novembre a +3,5% sul 2021, ma in flessione del 30% rispetto al 2019.

Parco circolante vecchio e insicuro. Uno dei problemi cronici del nostro Paese è l’anzianità del parco circolante, con ripercussioni sull’inquinamento, ma anche sulla sicurezza. Rimarcato ancora una volta dall’Unrae, secondo il quale per i veicoli commerciali l’età media nel nostro Paese è di 14 anni con 1.765.000 di mezzi (42,2%) ante Euro 4, per gli industriali è di 14,5 anni con 370.500 camion (51,6%) ante Euro 4, per gli autobus di 12,5 anni con 24.900 veicoli ante euro 4 (39,8%) e er i rimorchi e semirimorchi l’età media è infine addirittura di 17 anni. Con l’attuale ritmo di crescita per sostituire l’attuale parco ci vorrebbero, rispettivamente nei quattro segmenti 22,5, 28,5, 27 e 29 anni.

Misure di rilancio. Considerando che incentivare solo l’elettrico puro si è dimostrato inefficace, dal momento che è stato utilizzato solo il 12% dei fondi, per rilanciare la domanda dei veicoli commerciali l’Unrae propone di estendere l’incentivo anche ad alimentazioni diverse dall’elettrico, compreso il diesel, con bonus unitari decrescenti in funzione dell’alimentazione e della massa. Per i mezzi industriali, invece, l’associazione propone di elevare il contributo per l’acquisto di mezzi a emissioni zero (elettrici e a idrogeno) a 80 mila euro. Considerando che uno dei limiti maggiori alla diffusione dei Bev rimane l’infrastruttura di ricarica, propone di fissare obiettivi per installare punti di ricarica ad alta potenza lungo la rete autostradale italiana, in linea con la normativa Afir, nonché presso gli snodi di interscambio gomma-ferro, nei porti, gli interporti e i centri logistici.

Mercato italiano, Unrae stima lieve crescita nel 2023, ma l'elettrico non decolla

Disincentivazione all’uso di mezzi inquinanti. Oltre a ciò l’Unrae ritiene necessario riconoscere incentivi o agevolazioni fiscali (credito d’imposta) all’utilizzo di biocarburanti potenziando le infrastrutture distributive per la loro diffusione. Non ultimo adottare il meccanismo in base al quale chi più inquina più paga, sostenendo il rinnovo del parco circolante attraverso politiche di disincentivazione all’uso di mezzi ante Euro 6: per esempio, tariffe autostradali, contributi sulle accise, tassa di proprietà, divieti alla circolazioni, limitazioni di carico e così via. Per gli autobus, l’Unrae richiede ulteriori fondi per il rinnovo del parco sia per il trasporto pubblico locale sia per il settore turistico. Inoltre, è necessario semplificare le procedure per l’esecuzione delle gare e, ancor più importante, abbreviare i tempi di erogazione dei fondi. 

Giorgio Petrolo

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